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Dopo aver letto l’ennesimo post LinkedIn sui mestieri che le Intelligenze Artificiali stanno facendo scomparire ho constatato paradossalmente quanto molti mestieri esistenti (in particolare tra quelli che ho fatto) possono favorire uno sviluppo di professionalità AI-first, più resilienti e forse indispensabili in futuro.

Lo trovo un approccio più costruttivo alla conversazione, per questo ho deciso di scrivere questo post, che spero possa funzionare come guida sintetica per chiunque è diffidente, scettica o scoraggiato riguardo all’impatto delle IA generative sul mondo del lavoro.

È l’esperienza professionale a dare forma alla collaborazione con le IA

La prima volta, nel 2022, ho cominciato a usare ChatGPT (anche per me la gateway drug della categoria) come se fosse un software. Mi sono arenata immediatamente. Non c’era alcuna azione compisse che non mi sentissi più brava, veloce e adatta a portare a termine io stessa. A onor del vero era davvero un modello basico, rispetto a quelli che vediamo oggi, a giugno 2025.

La prima volta che ho seguito un corso di Prompt, Chi Parla*, nel 2023, ho cominciato a intuire di avere sbagliato approccio, ma non avevo davvero spazio mentale per trovare una collocazione allo strumento nel mio flusso di lavoro. Fino al 2024, quando ho seguito una nuova edizione del corso e finalmente cominciato a interiorizzare la realtà. Le competenze che rendono efficace l’uso delle applicazioni basate su Large Language Model non sono tecniche, ma professionali e umane.

Nel momento in cui ho cominciato a trattare ChatGPT, Claude e Perplexity (la triade di strumenti che pago e ho integrato nel mio flusso di lavoro) come assistenti, co-piloti e innesti para-umani, la mia vita è effettivamente cambiata. Non perché io abbia imparato a programmare, a usare le API o costruire agenti complessi. Piuttosto perché ho messo al lavoro le soft skill sviluppate nella mia carriera per ottenere i risultati che mi servono dall’applicazione delle IA generative. Due esempi di risultati:

  • ricominciare a scrivere con regolarità, anche testi lunghi, perché non parto più dalla pagina bianca ma da conversazioni allo specchio che la macchina trasforma in appunti e scalette
  • affrontare progetti complessi anche in condizioni di grande stanchezza e poca concentrazione, perché la macchina mi aiuta a scomporli in attività più piccole e gestibili

Un approccio strategico, anche qui

Prima di dare il dettaglio dei lavori e delle soft skill, una nota sul titolo di questo post. Quando scrivo “usare strategicamente” le IA generative intendo impiegarle non come un gadget tecnologico, ma programmaticamente, nell’operatività quoditiana, per amplificare le mie competenze esistenti e sostenere il raggiungimento dei miei obiettivi, nel rispetto dei miei standard (qualitativi, valoriali, di brand).

Questo approccio di visione ampia si riflette nei due principi pratici con cui integro le IA generative nel mio lavoro da un paio d’anni:

  1. le uso solo per automatizzare e approfondire attività che sarei capace di fare bene anche da sola
  2. controllo e rivedo sempre gli output (in effetti non li uso mai così come sono, neanche quando contengono informazioni corrette)

Ma veniamo al cuore di questo articolo.

10 ruoli e come mi hanno insegnato a usare le IA generative

Quelli che seguono sono alcuni mestieri che ho fatto o ruoli che ho ricoperto, da quando ho cominciato a lavorare in modo continuativo nel 1998. Non sono organizzati in ordine cronologico ma per aree di applicazione.

Per ognuno ho stilato una breve scheda con quello che mi ha insegnato (che è rilevante per una professionalità AI-first), le skill trasferite al mio uso delle IA generative e come le applico in pratica.

1. Content creator e blogger

Il primo brand personale che ho sviluppato è nato contemporaneamente a un blog che mi permettesse di dare voce e corpo a quel brand. Ci è voluto tempo, tanta pratica, provando a ripetere i concetti per me importanti fino a trovare la forma che comunicasse efficacemente i miei valori e la mia visione. Da lì in poi è stato soprattutto lavoro di editing, di selezione, di “togliere”.

Cosa mi ha insegnato: che la voce del brand si costruisce con coerenza nel tempo attraverso iterazioni continue. Raramente la prima bozza viene pubblicata, ma ogni versione può rivelare nuove possibilità.

Skill trasferite: riconoscere pattern di comunicazione efficace, essere a mio agio con il processo iterativo.

Come le applico con l’IA: ho creato progetti e stili allenati sulla mia scrittura e sui miei processi di ragionamento e non ho paura di correggere il tiro e tentare più volte di lavorare un ragionamento.

2. Mentor di tirocinanti

Dal 2022 è un ruolo che ricopro spesso con le persone che intraprendono un tirocinio in Intersezione. In molti casi le guido nella loro prima esperienza in un’agenzia e cerco sempre di mantenere un sano equilibrio tra formazione, esperienze significative e feedback.

Cosa mi ha insegnato: a ricostruire i processi di attività che a me ormai vengono naturali, trasformando titoli generici in istruzioni chiare e semplici da mettere in pratica. Poi a delegare a persone che non hanno tutto il contesto ma devono comunque produrre risultati di discreta qualità.

Skill trasferite: fare reverse engineering del mio lavoro e ricavarne istruzioni, bilanciare controllo e autonomia nella delega.

Come le applico con l’IA: cerco di non dare nulla per scontato, fornisco brief precisi, indicazioni pratiche e a volte nuance sensoriali. Ma cerco di non essere rigida, lasciando spazio per soluzioni inaspettate che esploro e poi valido.

3. Intervistatrice telefonica

Se tra il 1999 e il 2000 una donna vi ha fatto decine di domande sul vostro rapporto col whisky, al telefono, forse ero io! Le indagini di mercato attraverso intervista (nel tempo poi ne ho fatte anche di persona, a campione o in focus group) sono uno strumento che trovo utilissimo, nel loro equilibrio improbabile tra vocazione statistica e sensibilità personale.

Cosa mi ha insegnato: a costruire domande il più possibili neutrali, ma allo stesso tempo naturali, per ottenere informazioni precise e attendibili, senza influenzare le risposte.

Skill trasferite: interrogazioni di precisione e controllo dei bias nelle risposte.

Come le applico con l’IA: più sono insicura sull’output che mi serve, più formulo prompt come interviste strutturate. Cerco di stabilire un contesto neutro, ripulisco il più possibile la mia scrittura da stili e manierismi, offro parametri chiari e faccio domande specifiche. Poi chiedo il contraddittorio.

4. Consulente di marketing

Da quando nel lavoro ho cominciato a occuparmi di ciò che viene prima della promozione e della comunicazione, aiutando le aziende a (ri)costruire le fondamenta di marketing su cui poi sviluppare il resto, ho fatto consulenze a liberi professionisti e grandi aziende.

Cosa mi ha insegnato: che i risultati solidi e duraturi si ottengono solo considerando obiettivi, target, risorse e vincoli.

Skill trasferita: il pensiero strategico sistemico.

Come la applico con l’IA: alimento ogni prompt con il suo contesto strategico. Spiego sempre qual è il mio obiettivo, come si aspetto si comporti il LLM e chi sono io, per esso, in quel momento. Tanto per cominciare.

5. Photo producer

Negli anni ho prodotto eventi e servizi fotografici. Per certi versi l’obiettivo (a tratti anche esplicito) è sempre che le immagini immortalino un’identità. Però intorno c’è tutta la complessità della vita reale, delle persone, delle condizioni atmosferiche, e così via.

Cosa mi ha insegnato: a scomporre progetti complessi in fasi gestibili e coordinate, al servizio di una visione.

Skill trasferita: capacità di sequenziare compiti complessi.

Come la applico con l’IA: è raro che una mia attività nasca e finisca all’interno dello stesso programma. Più spesso lavoro per fasi e uso gli output per alimentare altri modelli o altre fasi.

6. Operations manager

Essere una persona organizzata, che funziona al meglio in contesti organizzati, fa sì che ovunque lavori io finisca a mettere le mani nei processi. Ho curato il piano qualità e le procedure di un ufficio di Help Desk per la finanza e ho organizzato una redazione integrata di oltre sessanta creator, tra le altre cose.

Cosa mi ha insegnato: a identificare colli di bottiglia, ottimizzare flussi di lavoro e misurare sistematicamente i miglioramenti.

Skill trasferita: la forma menti dell’efficienza sistemica (non del miglioramento continuo, perché quello non è efficiente 😉).

Come la applico con l’IA: tratto l’integrazione dell’IA nel mio flusso di lavoro come ogni altro processo. Monitoro quali prompt funzionano meglio (me li salvo), creo template riutilizzabili, automatizo parti ripetitive del mio workflow.

7. Insegnante di italiano come lingua straniera

Ho insegnato l’italiano a persone di 20 anni e a persone di 60. Non sempre ho lasciato il segno ma ho sempre cercato la chiave per avvicinare la lingua alla persona, invece del contrario.

Cosa mi ha insegnato: ad adattare metodi e strutture del linguaggio al livello del ricevente, fornire esempi concreti e feedback costruttivo.

Skill trasferita: comunicazione adattiva.

Come la applico con l’IA: quando ChatGPT inventa statistiche o Claude mi dice di avere aggiornato un documento anche se non è vero, non mi arrabbio, non spreco prompt a intavolare inutili conversazioni filosofiche sulla fiducia e l’affidabilità, piuttosto chiedo verifiche, guido nella ricostruzione e fornisco esempi del livello di complessità e accuratezza che mi aspetto.

8. Business strategist

In un alcuni casi, il lavoro a ritroso con i clienti arriva fino al modello di business e mi ritrovo a sostenere l’azienda in riflessioni esistenziali per loro inedite. È una fase che amo molto, perché credo convintamente nel legame tra identità e scopo, e nel fatto che valori, missione e visione debbano trovare espressione prima di tutto nei processi dell’azienza.

Cosa mi ha insegnato: a farmi domande grandi intorno ai “perché”” e ai “a che scopo?”, trovare le risposte e poi usarle come guida in tutto il resto.

Skill trasferita: chiarezza della centralità del “purpose”.

Come la applico con l’IA: smonto le risposte a tutti i costi di ChatGPT e cerco sempre di fondare il contesto in obiettivi e scopi alti.

9. Lavoratrice agricola stagionale

Ho cominciato a lavorare in campagna a 15 anni, raccoglievo mele e pere durante l’estate. Prendevo la corriera alle 6, mangiavo il pranzo (panini che mi portavo da casa) da sola seduta in un capannone di cemento, mi bagnavo la testa sotto la fontana e salivo sul carro alle 14:30 con il fazzoletto fradicio in testa, sperando che attenuasse il caldo. A fine giornata la pelle mi puzzava di dolce come la frutta. Ma l’estate successiva facevo un viaggio con i soldi guadagnati.

Cosa mi ha insegnato: che i risultati di norma richiedono processi metodici e pazienza per i tempi naturali. E che i processi a volte puzzano o sono scomodi, anche quando necessari.

Skill trasferite: resilienza operativa e orientamento al risultato.

Come le applico con l’IA: non mollo quando un prompt non funziona, torno indietro e recupero parte del lavoro in prima persona, poi torno provando a migliorare il prompt. Soprattutto rimango costante nei miei esperimenti.

10. Freelance e autodidatta seriale

Sono freelance dal 2009, e di per sè questa è una condizione che richiede di fare dell’adattabilità una virtù innata. Ma il mio spirito da autodidatta risale a molto prima e non credo mi abbandonerà mai. Sono innumerevoli le tecniche e teorie che ho imparato da sola, da libri e tentativi.

Cosa mi ha insegnato: che tutto cambia costantemente ma che ci sono strumenti, processi, teorie, in grado di allenarci al cambiamento. E che non bisogna aspettare il permesso di altre persone per impararli.

Skill trasferite: sperimentazione autonoma e capacità di auto-formazione.

Come le applico con l’IA: adatto costantemente il mio approccio basandomi sui risultati, imparo da diverse fonti ma poi sviluppo il mio metodo con la pratica e le sperimentazioni. Soprattutto vedo ancora le IA generative come un territorio da esplorare con curiosità e cautela, non come qualcosa di cui avere paura.

Le meta lezioni che cambiano tutto

Avrei potuto fermarmi qui. Trovo che già solo l’elenco qui sopra, con la formula professione tradizionale > soft skill > competenza di gestione IA, sia eloquente e utile nell’aiutarti a modificare il tuo approccio alla materia e magari implementare uno stile di lavoro “IA al centro” (la mia personale traduzione di AI-first).

Però, man mano che scrivevo, mi rendevo conto che l’enumerazione era anche una puntuale e plastica dimostrazione di alcune considerazioni trasversali fondamentali:

  1. le IAgen amplificano le competenze umane, non le sostituiscono. Questo cambia l’approccio allo strumento
  2. il valore risiede sempre nella validazione umana, non nell’output generato dalla IA. Come decidi cosa tenere, cosa modificare, cosa scartare. Il ruolo del gusto professionale
  3. la capacità di collaborare con un LLM è una soft skill professionale, non una skill tecnica. Ci sono persone tech-savvy che non riescono a sfruttare al massimo il potenziale. Chi ha più esperienze variegate spesso le usa meglio

E adesso?

Come trasformare tutte queste mie considerazioni in pratica? Mi sono permessa di iniziare io a distillare tutto, ma mi aspetto che saprai trovare tanti altri spunti!

Se hai meno di 3 anni di esperienza lavorativa:

Sperimenta tanto. Concentrati soprattutto sul confrontare i risultati che ottieni lavorando sui prompt, di iterazione in iterazione, ed esercitati al fact checking.

Se hai 3-10 anni di esperienza:

Puoi contare su una discreta esperienza di dominio, quindi comincia a enumerare le attività che compi nel tuo lavoro e identifica quelle che puoi delegare almeno in parte a una IA. Usa le tue competenze per produrre prompt di alta qualità.

Se hai 10+ anni di esperienza:

Il tuo superpotere è la tua “intuizione esperta”, l’abilità di identificare al volo le inconsistenze anche in pattern complessi, perché li hai internalizzati in decenni di lavoro. Usalo per fornire contesti complessi al tuo assistente IA e poi validare i suoi output.

Il punto, credo, che volevo fissare, è che le modifiche sostanziali al modo in cui vivremo e lavoreremo, causate dalla diffusione di una tecnologia come l’Intelligenza Artificiale, non rendono obsolete le competenze professionali. Qualche mestiere specifico potrebbe atrofizzarsi (come quello dei cocchieri quando arrivarono le auto) ma le competenze professionali che hai sviluppato ti rendono perfettamente in grado di trovare spazio e scopo in un mondo in cui l’IA è ovunque.

* continuo a ritenere che il corso di Federico Favot e Jacopo Perfetti sia uno dei migliori strumenti di formazione operativa per le IA generative disponibile in Italia e di gran lunga il più efficiente in termini di rapporto qualità/costo.

Foto di copertina di Lindsay Henwood da Unsplash.

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