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La LinkedIn-fatigue è un fatto documentato. Tra guru della motivazione, thread lunghissimi ma vuoti e selfie travestiti da thought leadership, trovare contenuti di valore è sempre più difficile. E allo stesso tempo, paradossalmente, sembra esserci già tutto, quindi ti chiedi se valga ancora la pena contribuire.

Eppure LinkedIn è l’unico social su cui ho scelto di restare attiva. Lavoro come consulente strategica di marketing da quasi trent’anni, e LinkedIn mi permette di mantenere relazioni professionali che contano e di raggiungere persone che condividono i miei interessi lavorativi. Ho eliminato Instagram, poi Facebook, su TikTok non ho mai preso… su LinkedIn invece sono presente e attiva dal 2008. Una volta presa la decisione di rimanerci, mi sono ritrovata con un dilemma pratico: che scrivo? E quando?

Quello che segue è il sistema che ho costruito nel tempo per decidere cosa, come e perché pubblicare su LinkedIn. Non è perfetto, ma per me funziona.

Niente calendario editoriale (e perché non mi manca)

Sono della scuola che sostiene che il calendario editoriale sia morto, o almeno in stato comatoso. Spiegare come e perché richiederebbe un articolo a parte, e in ogni caso la risposta dipende sempre dal contesto.

Nel mio caso, i motivi sono tre:

  1. non ho quasi mai lanci notiziabili (i miei lanci, quando ci sono, restano dietro le quinte, quindi non ha molto senso usarli come catalizzatori di contenuti)
  2. non mi piace contribuire se non ho qualcosa che ritengo davvero utile da condividere
  3. e infine sono umana, non ho sempre idee di valore in punta di dita, e la griglia del calendario finirebbe per diventare una gabbia.

Quello che funziona per me, invece, sono le piccole abitudini e una struttura minima.

Ho deciso di cercare di pubblicare il martedì e il venerdì, in modo del tutto arbitrario ma con una logica: il martedì è di solito il giorno in cui esce Babepistole, la mia newsletter; il venerdì è quando pubblico sul blog.

Così, in assenza di nuove idee, posso sempre ripiegare sulla condivisione dell’una o dell’altro. È un’abitudine, non un obbligo: se non ho idee o contenuti che mi convincono, non pubblico. Quando mi vengono idee, apro LinkedIn, scrivo e programmo.

Il progetto Claude per il “piano editoriale”

Come si costruisce una tattica di LinkedIn sostenibile senza affidarsi a template o calendari rigidi? La risposta, nel mio caso, sta in un sistema in due parti: piccole abitudini di pubblicazione e un progetto Caude configurato come estensione della mia mente editoriale.

Uso la chat di Claude con un piano Pro e ho creato un progetto che, con un certo senso dell’umorismo, chiamo “piano editoriale”.

Se non hai dimestichezza con la piattaforma, i progetti sono contesti che puoi creare per lavorare con coerenza su uno stesso progetto. Sono composti da un elenco di istruzioni e da una knowledge base di documenti caricati per offrire informazioni dettagliate al modello.

Nella knowledge base del mio progetto “piano editoriale” per esempio ho caricato:

  • il mio piano business (dentro c’è la mia brand essence, come voglio lavorare, a che risorse posso attingere)
  • un documento sul mio piano marketing (cosa ho da offrire, a chi voglio parlare, cosa voglio che facciano)
  • diversi campioni della mia scrittura tra blog, sito e LinkedIn
  • un documento con le mie preferenze di stile e le cose che proprio non sopporto

Le istruzioni del progetto sono abbastanza semplici: ogni volta che iniziamo una chat, Claude deve esaminare tutti i documenti per acquisire il contesto di base prima di rispondere. Nel tempo le sto raffinando e adatto i documenti. Sembra funzionare egregiamente.

In pratica, uso questo progetto in modi diversi a seconda del momento.

  • Quando ho un’idea vaga, chiedo a Claude di verificarne l’allineamento con i miei obiettivi e valori, o di suggerirmi un taglio per svilupparla.
  • Quando ho un macrotema ma non so da dove cominciare, chiedo diverse opzioni di trattamento, sempre nel rispetto dei miei valori, utili per chi legge e con la minima autoreferenzialità possibile.
  • Quando sono a corto di idee, chiedo a Claude di proporre di nuove che integrino e completino quelle già sviluppate fin qui (il progetto usa la memoria delle chat incluse per arricchire il contesto).
  • Quando ho scritto qualcosa che non mi convince del tutto, chiedo riformulazioni o tagli; oppure fornisco una scaletta e chiedo due o tre opzioni di sviluppo, poi scelgo quella che funziona meglio e la uso a mia volta come traccia.

Ci sono giorni in cui esco da Claude a mani vuote, perché non mi ha proposto nulla di convincente o nulla di quello che ho prodotto mi soddisfa. Succede, e non è un problema.

D’altra parte due principi mi guidano nell’uso delle IA in generale:

  1. le uso solo per automatizzare, velocizzare e approfondire attività che sarei capace di fare bene anche da sola,
  2. e non uso mai gli output così come sono, perché riscrivo sempre con la mia voce anche quando il contenuto mi pare corretto.

Le regole che mi sono data

Nel tempo ho messo a punto alcune regole personali che mi aiutano a mantenere il tono e a non scivolare nei vizi tipici della comunicazione LinkedIn.

Mi sforzo di limitare l’autoreferenzialità, non sempre mi riesce ma ci provo.

Taglio sistematicamente le domande ingaggianti finali, perché “E tu cosa ne pensi?” è il mio personale incubo.

Gli assolutismi e i toni motivazionali non mi rappresentano, quindi li ignoro quando emergono nelle bozze.

Associo a ogni post una foto scattata o selezionata da me, anche solo per assonanza di colore o di mood; aneddoticamente, è la cosa che sembra sostenere di più la reach dei miei post.

In ogni post cerco di sostenere le opinioni con un valore concreto, un consiglio, un approfondimento, qualcosa di portabile via.

E mantengo il mio tono conversazionale, non più alto né più basso di come parlo di solito.

Perché questo sistema funziona

Creare un progetto Claude con le linee guida della tua comunicazione, obiettivi, tono e strategia, equivale a costruire un duplicato rudimentale della tua mente, uno che non soffre giorni di stanchezza e non si esaurisce a essere usato.

Ma soprattutto valuta i quesiti che gli sottoponi in modo sufficientemente razionale da aiutarti a superare il blocco della pagina bianca, a gestire la FOMO da contenuti e a mantenere la coerenza con il tuo posizionamento.

Al tempo stesso ti lascia tutto lo spazio per conservare la tua autorialità, ti toglie lo stress e ti libera energia per la creatività. E la scelta a monte di quando pubblicare, insieme alla decisione di farlo solo quando ci sono le condizioni giuste, ti libera dalla peer pressure e ti restituisce la soddisfazione di contribuire davvero alla conversazione professionale invece di aggiungere rumore.

Non è il metodo perfetto, ma a me permette di essere presente online senza sacrificare autenticità né tempo prezioso.

Confessione: questo post è nato come un articolo su LinkedIn pubblicato ad agosto 2025 per una mini-serie dal titolo “Scuola d’agosto”. Ho cercato di riadattarlo leggermente per il blog, dove volevo vivesse alle mie regole. Anche questa è una ‘lezione’ utile: i contenuti si possono riutilizzare.

Foto di copertina di Miles Burke su Unsplash.